La giusta dimensione

La scelta delle dimensione di stampa di una foto può essere  influenzata da molti fattori. Ovviamente è primaria l’intenzione creativa ma giocano un ruolo fondamentale anche fattori più prosaici come la funzione della foto, le dimensioni e le caratteristiche dello spazio espositivo, la qualità della luce presente,  l’immagine riprodotta. Quando qualcuno di questi fattori è controllabile il fotografo può discutere insieme allo stampatore quale possa essere la scelta migliore ragionando direttamente sulle foto e sul progetto della mostra.


Sebbene non si possano dare regole di validità generale alcune considerazioni possono essere utili come parametro di riferimento. Considerando i limiti della visione umana è possibile ricavare una tabella, come quella mostrata di seguito, che riporta la risoluzione utile di una stampa in relazione alle sue dimensioni. I nostri occhi hanno un limite nel risolvere i dettagli, per un individuo con 10/10 di vista ed in condizioni ideali di illuminazione non è possibile risolvere dettagli (linee nere separate da uno spazio bianco) più vicini di un minuto di arco. Considerando una distanza di visione della foto ‘normale’ (1,5 volte la diagonale della stampa) è possibile ricavare la tabella sottostante.

H (cm) W (cm) distanza di osservazione (cm) risoluzione (ppi) pixel minimi H pixel minimi W
20 30 54 318 2543 3814
30 40 75 229 2750 3667
40 60 108 159 2543 3814
60 80 150 115 2750 3667
80 120 216 79 2543 3814
120 160 300 57 2750 3667

Per ciascuna riga che rappresenta una dimensione di stampa la tabella riporta la distanza di visione normale e la corrispondente risoluzione ‘utile’. A quella distanza un osservatore non avrebbe alcun vantaggio da una risoluzione maggiore. Ad esempio per una stampa di 80 cm x 120 cm la distanza di visione ‘normale è di circa 2 metri. Da quella distanza l’osservatore non è in grado di apprezzare una risoluzione maggiore di 79 punti per pollice. Nelle due ultime colonne sono riportati come riferimento anche i pixel necessari per produrre una stampa di quella dimensione e risoluzione. Interessante notare che se si accetta di osservare la foto dalla distanza ‘normale’, quando si abbiano i pixel necessari per produrre una 20×30 a 300 ppi si hanno sufficienti pixel per qualsiasi tipo di ingrandimento. Naturalmente questo vale solo per i pixel reali e non per i pixel di un formato compresso come il jpeg per cui la risoluzione è già stata artificialmente ridotta tenendo conto proprio della capacità dell’occhio di risolvere i dettagli del colore. Ovviamente questa tabella dà solo un riferimento, in relazione alla forma e dimensione dello spazio espositivo ed anche alla tipologia della foto l’osservatore sarà più o meno portato ad avvicinarsi a distanze inferiori alla stampa, ed è qui che entrano in gioco le valutazioni che il fotografo potrà fare, in autonomia o assieme al proprio stampatore. A seconda della quantità di pixel disponibili si potrà decidere di stampare a dimensioni diverse, cercando di trovare un compromesso che dipenderà ovviamente dalla foto e dall’effetto cercato. Vale la pena notare, inoltre, che buona parte dei sistemi di stampa in commercio non superano i 300-400 ppi, non li superano le stampanti a getto di inchiostro di fascia alta e nemmeno sistemi più costosi come il Durst Lambda che arriva al massimo a 400 ppi. Questo non è un caso, anche la stampa offset dei libri di qualità non supera queste risoluzioni, e se analizziamo la prima riga della tabella possiamo anche ipotizzarne il motivo. La risoluzione utile per la visione di un 20×30 è circa 300 dpi a 50 cm di distanza, considerando anche che, normalmente la minima distanza alla quale possiamo mettere a fuoco è di 25-30 cm, si comprende come non vi sia un vantaggio reale a superare i 300-400 ppi.

Sebbene in un mondo ideale tutti abbiano sempre a disposizione un banco ottico con la giusta ottica ed illuminazione, nella realtà, anche se si decide di stampare in formati piuttosto grandi, non sempre tutto questo è necessario. Non è sempre necessario stampare a 300 ppi, ma una valutazione della giusta dimensione e risoluzione non può prescindere dalla foto stessa e dal modo in cui sarà guardata.


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